STATI UNITI - Le nuove tendenze nel settore Biologico 100-percent organic: non contiene che ingredienti biologici.
La domanda americana di derrate alimentari fornite dall’agricoltura biologica non ha cessato di aumentare fin dal 2000, data corrispondente all’entrata in vigore del NOP, National Organic Programme che prevede specifiche regole per la produzione agricola biologica, l’allevamento e la trasformazione.
Nonostante il prezzo sensibilmente più elevato dei prodotti biologici la domanda è superiore all’offerta e, al fine di superare questo dislivello, il Congresso americano ha preso delle misure di sostegno finanziario al settore riportate nella legge quadro Farm Bill 2008 che prevede l’aumento dei finanziamenti nella ricerca e certificazione, per la conservazione ambientale e per i programmi commerciali. In particolare, l’Organic Transition Support / Environmental Quality Incentives Program (EQIP), fissa a 20.000 dollari il sostegno finanziario massimo che i produttori possono ricevere per mettere in pratica gli impegni previsti dal NOP e passare dalla fase di transizione della produzione convenzionale alla produzione bio.
La produzione americana dei prodotti biologici fin dagli anni 90 è raddoppiata ma la domanda ha avuto nello stesso periodo una notevole crescita, al momento attuale il 69% delle famiglie americane consuma regolarmente dei prodotti biologici, che rappresentano il 3% delle vendite agroalimentari degli Stati Uniti. La somma totale della vendita di prodotti bio è passata dai 3,6 miliardi del 1977 ai 21,1 miliardi di dollari del 2008 e si prevede che nel 2009 raggiungerà i 23 miliardi.
Sebbene la superficie delle aziende biologiche tra il 1997 e il 2005 sia raddoppiata oggi non ricopre che lo 0,5% dei pascoli, lo 0,5% dei terreni arabili, il 5% delle colture di legumi e il 2,5% dei frutteti.
Accessibili un tempo solo nei negozi specializzati, i prodotti biologici sono oggi presenti anche nei noti supermercati americani come Wal-Mart, Target o Costo, perciò i produttori, i trasformatori ed i dettaglianti "storici" di prodotti bio devono ormai confrontarsi con grandi catene alimentari e in una competizione in crescita. Ad esempio, la General Mills, Kellogg’s, o la Dean Foods si sono impiantate su questo mercato acquistando delle compagnie indipendenti e continuando a vendere i loro prodotti con il marchio abituale. Altre aziende come la Gerber Baby Foods, lanciano sul mercato americano una versione bio della loro gamma di prodotti tradizionali.
Le due categorie di prodotti bio più ricercate dagli acquirenti sono frutta e legumi che insieme ai latticini rappresentano la metà delle vendite, a seguire in ordine decrescente le bevande (compreso il latte di soia), gli alimenti confezionati, il pane ed i cereali, gli snack, le salse e infine la carne.
Gli integratori alimentari, i prodotti per l’igiene della casa, gli alimenti per gli animali da compagnia i fiori e l’abbigliamento sono oggi meno ricercati, ciononostante la United State Departemt of Agricolture (USDA) prevede una crescita rilevante della domanda di questi prodotti.
Infrastrutture
L’infrastruttura di trasformazione della catena biologica degli Stati Uniti è relativamente poco sviluppata ed è situata principalmente nella costa occidentale del paese ed il 48% degli industriali del settore hanno una cifra d’affari inferiore ad 1 milione di dollari annui e solo il 3% delle vendite superano i 100 milioni di dollari. Nel 2004, il 13% degli industriali del settore bio, di cui il 26% nella catena dei latticini, non ha potuto rispondere alla richiesta del mercato, oltre il 44% ha riportato che la fornitura era insufficiente, specie per il caffè, la soia, il latte, le sementi, il mais e la frutta secca. Al fine di risolvere questo problema, gli industriali cercano di aiutare i nuovi fornitori dando loro dei consigli tecnici e accettando delle forniture di beni di piccola o media grandezza.
Attualmente, la debole offerta di prodotti sul mercato americano è divenuto un problema considerevole, in particolare per quanto riguarda le materie prime, la produzione biologica è infatti considerata dal punto di vista finanziario, molto a rischio.
A questo proposito secondo l’Associazione per il Commercio Biologico (Organic Trade Association), il 52% delle aziende del settore affermano che l’assenza di fonti valide di materia prima rallenta la loro crescita. Questo problema colpisce principalmente le società per la trasformazione della soia e gli allevatori, questi ultimi infatti non trovano sufficiente foraggio biologico sul mercato ad un prezzo ragionevole
Commercio estero
Dal 21 ottobre 2002 i produttori biologici certificati ai sensi del Reg. CE 834/07 (e del Reg. CE 889/08, recante modalità di applicazione), che esportano verso gli Stati Uniti devono seguire le indicazioni governative in merito ed essere certificati secondo i criteri del NOP.
Secondo le stime del Dipartimento Americano per l’Agricoltura USDA, l’importo complessivo delle importazioni americane di prodotti biologici è stata da 1 a 1,5 miliardi di dollari, per 125 a 250 milioni di dollari di esportazioni. Le importazioni sono costantemente aumentate dal 2002, come noto per frutti e legumi freschi, prodotti esotici (caffè, tè, cocco, frutti esotici) e la soia. Già dal 2004, il 38% degli industriali del settore bio affermavano che, al fine di soddisfare la domanda, dovevano ricorrere alle importazioni. Tra i paesi fornitori si trovano l’Italia, il Canada, la Turchia, la Cina e il Messico tutti certificazione NOP al di fuori degli Stati Uniti
Produzione biologica
Sebbene la produttività nella catena dei latticini biologici sia notevolmente più debole che nell’allevamento convenzionale, gli aumenti dei prezzi legati alla qualità bio dei prodotti compensano i produttori per la loro perdita di competitività a livello della produzione: nel 2005, il costo di produzione di latte bio era di circa 0,145 dollari al litro, mentre l’importo versato dai trasformatori era di 0,152 dollari al litro di latte bio, per gli allevamenti di latte già esistenti,era dunque economicamente redditizio convertirsi alla produzione biologica.
Nonostante in principio sia redditizio passare alla soia bio, i produttori (farmer) di soia americani sarebbero scoraggiati da altri fattori quali il periodo di transizione di 3 anni imposti dal NOP; dalle infrastrutture poco sviluppate per immagazzinare localmente; dalla competizione estera; i dispositivi di incoraggiamento per la produzione di mais destinato alla fabbricazione di etanolo, infine per l’innalzamento dei prezzi della soia tradizionale dal
2007 che ha fatto abbassare i prezzi della soia bio, rendendo la produzione biologica meno conveniente.
Crisi economica e prodotti locali
Nè la crisi economica nè la concorrenza dei prodotti locali (locally grown), hanno ancora avuto un impatto sul mercato bio americano, anche se è possibile che questi fattori in futuro possano far cambiare le preferenze dei consumatori. Malgrado i loro prezzi alti, dal 2006 la percentuale dei consumatori che acquistano dei prodotti bio è relativamente stabile, questa tendenza indica che i consumatori di prodotti bio non sono condizionati dal cambiamento dei prezzi. Secondo l’agenzia americana ERS, Economic Reasearch Service, non ci sono legami diretti tra le entrate familiari ed il consumo di prodotti bio ma la crisi economica ed i prezzi alti sicuramente scoraggeranno i nuovi potenziali acquirenti.
Nuove direttive della farm bill 2008
Per la prima volta, la legge quadro Organic Transition Support / Environmental Quality Incentives Program (EQIP), prevede il sostegno di 20.000 dollari a favore degli agricoltori che passano ad una produzione bio per mettere in pratica le disposizioni del NOP e raggiungere la fase di transizione dalla produzione tradizionale alla produzione biologica. Per i tre anni di questa transizione, i prodotti non possono beneficiare del marchio "Organic" ed essere intesi come bio; si tratta dunque di un periodo molto delicato per la coltivazione.
Il Congresso americano ha inoltre votato un aumento del 500% dei fondi dedicati alla ricerca, con due obiettivi specifici: studiare gli effetti della produzione biologica sull’ambiente, e sviluppare delle nuove varietà di sementi per la produzione bio, il Farm Bill 2008 prevede inoltre di fornire a questa tipologia di produttori un aiuto tecnico sulle pratiche di conservazione; degli aiuti per lo sviluppo delle esportazioni dei prodotti agricoli biologici americani; degli aiuti per i produttori, agricoltori e proprietari di ambienti sociali sfavoriti affinché passino alla produzione biologica, per ultimo il finanziamento della raccolta dei dati statistici e lo sviluppo di un sistema assicurativo per i produttori della filiera bio.
Etichettatura:
− Organic: al meno il 95% degli ingredienti sono biologici.
− Made with organic ingredients : almeno il 70% degli ingredienti sono bio.
− I prodotti che contengono meno del 70% di ingredienti bio non possono essere etichettati "organic" .